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Story Telling No. 3
"La blog sfera è il luogo della conversazione sul mondo. Lì c'è gente che si scambia opinioni sulla realtà e contribuisce ad arricchire la percezione che ciascuno ha dell'ambiente sociale, politico e culturale in cui tutti viviamo. É un ambiente sovra nazionale ma organizzato in comunità trasversali, in cui la gente si confronta in base ai propri interessi e alle lingue che conosce. Ma anche le lingue e gli interessi non sono barriere strutturate, poiché c'è chi traduce e c'è chi fa appassionare a temi nuovi. Nella grande conversazione l'unica legge è il rispetto reciproco, e la punizione è una riduzione di attenzione. In Rete la conversazione tocca tutti temi possibili, ma è informazione che non necessariamente si configura come notizia e prodotto informativo in senso classico". Firmato: Giuseppe Granieri. A chi, come Me, progetta comunicazione, il blog indica un nuovo terreno sensibile; prospetta un diverso modello di comunicazione che convive con gli altri sistemi esistenti i quali, istituzionalmente, producono informazione: le nuove interazioni modificano radicalmente la tradizionale separazione tra chi genera comunicazione e chi ne è l'utente.
Il mistero della Grande Bellezza
Diciamolo apertamente, senza indugio alcuno, convinti di esprimere una verità ontologica sull’Essere inconfutabile. Lei ci piace, molto. Ora, è chiaro, dobbiamo motivare la nostra affermazione e lo facciamo senza tergiversare. Avete visto! Del tutto insensibile ai richiami del glamour, sfrontatamente, attraverso una insana spavalderia guascona, i suoi jeans hanno la vita alta! Pazzesco! Su questo siamo tutti d’accordo. D’accordo un accidenti. La questione è grave, vi rendete conto, avete idea di cosa possa significare! Mille riviste, migliaia di considerazioni di esperti, conoscitori del fashion symbol, comandano, insistono, implorano: vita bassa, bassissima, un poco oltre i limiti del pudore. Lo sappiamo, non dite nulla, pudore, un termine oscuro, del tutto sconosciuto alle giovani frequentatrici del mondo. Dicevamo: la vita troppo alta. Uno scandalo estetico, un trasgredire ai paradigmi di valutazione della Grande Bellezza, che per noi è un mistero, mentre per blogger, consulenti, esperti sui generis, è verità sacrosanta, sì, un dogma. L’avete osservata bene? Uno scempio. Mani in tasca come un teppista irlandese, un cappellaccio e quelle bretelle, impossibili, non si guardano. Senza parlare del resto. Poveri, poveri noi, costretti, forse, ad incontrare questa fanciulla malandata, trascurata, da tempo consumata dal tempo! Tuttavia lei ci piace, molto.

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GOSSIP

L’asparago - dal greco aspharagos, dal persiano asparag, ossia germoglio - è una pianta fantastica, non solo squisita, benefica ed amorevole, bensì particolare nella forma, nel colore, nella sua invasione gotica dello spazio. Per la sua caparbietà plastica per la sua voglia di vivere, per il senso verticalistico e possente del procedere in avanti, per la sua esuberanza sensuale, la sua fragilità interiore, la sua ambizione sfrenata, per quel suo sapore unico, per quella sferzata di energia che trasmette; ebbene, l’asparago rammenta da vicino, molto da vicino, il Gossip di un tempo esuberante e scaltro. Ora il Dio del Niente ha assunto aspetti ridicoli, iniqui, privi di fantasia, forma, profumo. Di gotico è rimasta solo la vanità di apparire, a qualsiasi costo, ovunque. Lo stile? Un'altra volta

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Le parole, qualche volta, andrebbero contate, una per una, facendolo ci sorprenderemo di quante, potrà sembrare strano, sono perfettamente inutili. In pratica andrebbero cancellate, eliminate per sempre, in quanto inutili. Riduzione delle battute! Appunto.

FANFANBULATORIE

4:48
Non so se sia giusto parlare di lei, scrivere il suo nome, ricordarla con chissà quali parole, parole che lei avrebbe potuto considerare inutili, inique, inquietanti. Avrebbe potuto, sì, perché lei è scomparsa nel 1999, all’età di 28 anni, si è suicidata con i lacci degli stivali che indossava, dal momento che in clinica i solerti infermieri si erano dimenticati di farglieli sfilare. Cosa importa recriminare, lei è morta. In silenzio, da sola, in compagnia della sue contraddizioni. Avrei voluto conoscerla? Certo che avrei voluto conoscerla. Forse sarei riuscito a farle evitare il tragico gesto? Non è dato saperlo. Si chiamava Sara Kane e probabilmente, quella tragica notte, l’orologio scandiva le 4:48.
Silenzio
Non ci sono grandi parole, avrebbero potuto esserci, non oggi, forse domani. Un uomo, pigro e calvo, distrutto dagli enigmi crittografici, riposa, sprofondato in una poltrona di pelle nera masticata dal tempo. L’aria fresca d’autunno entra nei suoi polmoni affumicati senza fretta; conosce la strada, da tanto tempo, quella strada, sempre uguale a se stessa, mai diversa, che invade i polmoni costringendoli a reagire, ricercando il piacere del sonno attraverso battiti anestetizzati dai moderni tranquillanti sintetici. Che schifo. Se è proprio questa la vita, è un vero schifo. Oppure c’è dell’altro. Da un’altra parte, dentro l’armadio, in cantina, fuori dal mondo, sempre diritto, uscendo dalla finestra. Un volo, liberatorio, immediato, le ossa si frantumano, il dolore schiaccia i pensieri e si entra in Paradiso: dicono.
Amore possibile
Chiudo gli occhi e la vedo. Cammina verso di me con passo lento, il volto serio, lo sguardo intenso. Si sta chiedendo chi io sia. Non più giovane, d'accordo, però, diciamolo, ancora affascinante, quel fascino antico che gli anni, i tanti anni vissuti, di mette addosso per gravità permanente. Ormai è a pochi passi. Le sorrido. Il sorriso non viene ricambiato. Ora è vicina, le chiedo Come sta, risponde Bene, ora Bene. Non ci posso credere. Mi presento, mi chiamo Fredi. Lucia, il mio nome è Lucia. Un nome bellissimo, aggiungo, incapace di aggiungere altro. Lei, Lucia, mi prende sotto braccio ed insieme proseguiamo verso la nostra vita. Apro gli occhi e la vedo!
Voglia di vivere
Essere o non essere questo è il problema! E se così non fosse? E poi, essere cosa? A questo proposito l'elenco è infinito. Parliamoci chiaro: innanzi tutto bello, anzi bellissimo, bello di una bellezza radiosa senza limiti, una bellezza rara che ammalia lo sguardo critico, conquista, distrugge, annienta ogni difesa. Inoltre ricco, anzi ricchissimo, ricco da fare schifo, avete presente ... sì, avete presente. In tasca una Carta di Credito Platino capace di acquisti oltre ogni possibile livello umano. Aggiungerei intelligente, parzialmente educato, sensibile, originale, scaltro, un poco egoista, creativo, capace di giocare assai bene a bridge, scacchi, polo, golf, biliardo ... eviterei il gioco d'azzardo, sì, lo eviterei per una questione etica. Infine: eterno e su questo punto non transigo!
Dioniso si nasconde sotto i funghi
Peter Handke: amico, scrittore, drammaturgo, saggista, poeta, reporter di viaggio e sceneggiatore. Saggio  sul cercatore di funghi. Lo trovate in libreria edito da Guanda. L'ebrezza dionisiaca del cacciatore di funghi. "Nei periodi d'ozio, Peter Handke  passeggia nel centro della città. Quando invece è assorbito dal lavoro letterario, si avvia ai margini della città, nei boschi. Non ai margini: resta là, dando le spalle agli alberi, davanti a lui nient'altro che la campagna vuota". Pietro Citati. Mi sembra di vederlo, solo, nel silenzio della Natura, avvolto dalla necessità della parola scritta, ragionare sull'ebrezza della vita. Sì, l'ho sempre amato. Peter Handke, da decenni, accompagna la mia crescita di uomo, intima, artistica, professionale, scuotendomi dal facile nulla quotidiano.
Una gonna color senape
Si può essere scettici sui valori morali ed etici della Moda, sugli asfissianti mutamenti estetici, sulle regole ferree che la governano, sugli intrighi stilistici che l’alimentano costantemente, se non che capita, ed a volte capita, come amiamo ripetere, di vivere lo sbilanciamento dello sguardo, di apprezzare inconsapevolmente le scelte effettuate da un giovane fumatore, il quale, sapientemente, ha saputo onorare il lavoro creativo di alcuni creativi illuminati convinti che sulla faccia della terra, qualcuno, avrebbe saputo indossare le loro creazioni azzardate. Sulla destra, a confonderci ulteriormente, una gonna color senape!
Catastrofe
Ammettiamolo, qualche volta, senza volerlo, ci imbattiamo in delle visioni che vorremmo evitare. Un poco d’invidia? Un poco molto! Ma porca miseria, guardali tutte e due, sorridenti, felici, magari anche innamorati, senza tempo, belli come la luce del sole, affiancati, vicini, assorbiti una dalla beltà dell’altro. E noi? Tristi, soli, abbandonati, senza un futuro, rassegnati al silenzio, vestiti male, trasandati, tanto per chi ci vestiamo. Una catastrofe! Non devono esistere, loro, non devono proprio esistere. E poi, in un bistrot, dove chiunque può vederli, creando panici metafisici nei poveri passanti consumati dalla consuetudine di una vita piatta ed insolente.
Cleopatras
Il Teatro è vita! Partendo dalle suggestioni dantesche del Canto V dell'Inferno, Giovanni Testori ridona voce e vita alla leggendaria regina d’Egitto Cleopatràs lussuriosa. Sarà ancora la meravigliosa imperatrice capace di terrorizzare e sottomettere interi popoli al suo capriccio, oppure una semplice prostituta di paese che millanta un passato che non è mai esistito? Cosa giunge fino a noi attraverso i secoli al di là della patinata aura del mito? L'opera di Testori, con la sua forza innovativa e prorompente, ci avvicina ad un personaggio che parrebbe distante e difficilmente riconducibile al contesto in cui viviamo. La sua Cleopatràs, interpretata dalla sensuale Anna Scommegna, spogliata degli abiti regali e rivestita solo di carne e sangue, ci parla in un linguaggio crudo e palpitante, violento, dialettale, metafisico.
Alberto Rabagliati
“L’autunno fa cadere tutte le foglie che il vento raccoglie e porta con se”. Incipit un poco triste di una vecchia canzone romantica, memorabile ed evocativa dello scorrere inesorabile del tempo. La musica che accompagna le parole suona semplice, armoniosa e dolce, impossibile non ricordarla. A cantarla sono stati in tanti, tuttavia, a pensarci bene, la mia preferenza cade su Alberto Rabagliati. Lo incontrai ad Ancona, lungo il Viale della Vittoria, all’altezza del Civico 13. Era solo, seduto su una panchina di marmo senza spalliera. Mi avvicinai, gli chiesi se potevo tenergli compagnia, disse sì. Era avanti con gli anni. Parlammo poco. Quando mi alzai lo salutai con dolcezza, ringraziandolo per il tempo concessomi e per il piacere di aver fatto la sua conoscenza. Il nostro tempo era finito. Mi sorrise ed il suo sorriso era senza dubbio un sorriso autunnale.
Emilio Vedova
Per chi, come noi, è schiavo da sempre del Colore, le opere di Emilio Vedova ci confondono i pori della pelle, i quali, confusi dalla forza del segno, perdono il senso dell’altezza e si intrecciano, si sparpagliano, si dilatano nello spazio pelle rendendolo caotico, irriconoscibile, decisamente affascinante. La metamorfosi è immediata. In alcuni casi si perde addirittura l’orientamento ed il labirinto rimbomba di suoni impazziti e di atonali glissandi stridenti. Caos creativo. Il caos che adoriamo, che inseguiamo e accompagna, la notte, i nostri sogni scapigliati. La vita è una cosa meravigliosa!
Camera Chiara
La fotografia è legata al verbo in are, prima coniugazione, fotografare e fotografare, catturare la luce, è facile facile, un gioco da ragazzi. Fondamentale possedere una macchina fotografica digitale. Un tempo la questione si presentava intricata e complessa. A complicare le cose, in assoluto, il rullino: inserirlo nel corpo macchina, scattare, estrarlo e portarlo a sviluppare; un paio di giorni e si potevano vedere i capolavori realizzati, dopo aver pagato il relativo costo. Impensabile oggi. Una, mille, cento mila foto si possono scattare una dopo l’altra e una dopo l’altra si possono osservare, criticare, apprezzare, cancellare, inviare in qualsiasi parte del mondo senza costi aggiuntivi, nel tempo di un lampo, subito dopo l’istante click che tanto preoccupava Roland Barthes. E tanti sono i ragazzi, giovani e meno giovani, che si definiscono fotografi, emuli di Luigi Ghiri o di Helmut Newton. Per fortuna, di tanto in tanto, capita anche di incontrare un fotografo vero!