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Natale digitale
"La blog sfera è il luogo della conversazione sul mondo. Lì c'è gente che si scambia opinioni sulla realtà e contribuisce ad arricchire la percezione che ciascuno ha dell'ambiente sociale, politico e culturale in cui tutti viviamo. É un ambiente sovra nazionale ma organizzato in comunità trasversali, in cui la gente si confronta in base ai propri interessi e alle lingue che conosce. Ma anche le lingue e gli interessi non sono barriere strutturate, poiché c'è chi traduce e c'è chi fa appassionare a temi nuovi. Nella grande conversazione l'unica legge è il rispetto reciproco, e la punizione è una riduzione di attenzione. In Rete la conversazione tocca tutti temi possibili, ma è informazione che non necessariamente si configura come notizia e prodotto informativo in senso classico". Firmato: Giuseppe Granieri. A chi, come Me, progetta comunicazione, il blog indica un nuovo terreno sensibile; prospetta un diverso modello di comunicazione che convive con gli altri sistemi esistenti i quali, istituzionalmente, producono informazione: le nuove interazioni modificano radicalmente la tradizionale separazione tra chi genera comunicazione e chi ne è l'utente. Natale 2016. Auguri di Buone Feste a tutti!
Il silenzio della parola
Il silenzio della parola. Senza dubbio lo sguardo di una donna può, come dire, tramortire l’istante. Può capitare ovunque: per strada, in treno, in un bus o semplicemente al bar, prendendo un cappuccino. Il tempo si ferma. Lui, lo sguardo, vi trapassa da parte a parte, e si resta ammutoliti, senza parole, incapaci di proiettare un nostro sguardo altrettanto efficace, intenso, mordace. E se non si interviene in tempo, in pratica, immediatamente, tutto svanisce e resta l’illusione di aver avuto una possibilità, comunque persa. E su quella perdita, su quel calcio di rigore che non si è avuto il coraggio di tirare, continueremo a ragionare per millenni. Lei c’era, era lì, con il suo sguardo ambizioso, e noi, scossi dalla sua intensità, abbiamo preferito il silenzio della parola. E se, al contrario, ci fossimo buttati ai suoi piedi! Per lo meno avremmo tentato. Facile a dirsi. Come posso pensare di dimenticare quel giorno! Il Natale era alle porte, come si dice. Superando pigrizia e disappunto avevo scelto di uscire per fare un regalo importante, non rammento a chi. Probabilmente fu questo a perdermi. Dovevo uscire, e mi feci forza. Sulle scale, già stanco, pensavo sarebbe stato meglio rientrare. Invece no. Dovevo procedere in avanti. Fatti pochi passi me la trovai davanti, all'improvviso e non ero pronto, non ero pronto a nulla. Impetrai. Avvertii una scossa tremenda e vissi lo sbandamento. Mi persuasi all'istante: lei era per sempre. Rammento che mi sorrise. E poi più Nulla. Il vuoto della mia vita.

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GOSSIP

L’asparago - dal greco aspharagos, dal persiano asparag, ossia germoglio - è una pianta fantastica, non solo squisita, benefica ed amorevole, bensì particolare nella forma, nel colore, nella sua invasione gotica dello spazio. Per la sua caparbietà plastica per la sua voglia di vivere, per il senso verticalistico e possente del procedere in avanti, per la sua esuberanza sensuale, la sua fragilità interiore, la sua ambizione sfrenata, per quel suo sapore unico, per quella sferzata di energia che trasmette; ebbene, l’asparago rammenta da vicino, molto da vicino, il Gossip di un tempo esuberante e scaltro. Ora il Dio del Niente ha assunto aspetti ridicoli, iniqui, privi di fantasia, forma, profumo. Di gotico è rimasta solo la vanità di apparire, a qualsiasi costo, ovunque. Lo stile? Un'altra volta

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Le parole, qualche volta, andrebbero contate, una per una, facendolo ci sorprenderemo di quante, potrà sembrare strano, sono perfettamente inutili. In pratica andrebbero cancellate, eliminate per sempre, in quanto inutili. Riduzione delle battute! Appunto.

FANFANBULATORIE

4:48
Non so se sia giusto parlare di lei, scrivere il suo nome, ricordarla con chissà quali parole, parole che lei avrebbe potuto considerare inutili, inique, inquietanti. Avrebbe potuto, sì, perché lei è scomparsa nel 1999, all’età di 28 anni, si è suicidata con i lacci degli stivali che indossava, dal momento che in clinica i solerti infermieri si erano dimenticati di farglieli sfilare. Cosa importa recriminare, lei è morta. In silenzio, da sola, in compagnia della sue contraddizioni. Avrei voluto conoscerla? Certo che avrei voluto conoscerla. Forse sarei riuscito a farle evitare il tragico gesto? Non è dato saperlo. Si chiamava Sara Kane e probabilmente, quella tragica notte, l’orologio scandiva le 4:48.
Silenzio
Non ci sono grandi parole, avrebbero potuto esserci, non oggi, forse domani. Un uomo, pigro e calvo, distrutto dagli enigmi crittografici, riposa, sprofondato in una poltrona di pelle nera masticata dal tempo. L’aria fresca d’autunno entra nei suoi polmoni affumicati senza fretta; conosce la strada, da tanto tempo, quella strada, sempre uguale a se stessa, mai diversa, che invade i polmoni costringendoli a reagire, ricercando il piacere del sonno attraverso battiti anestetizzati dai moderni tranquillanti sintetici. Che schifo. Se è proprio questa la vita, è un vero schifo. Oppure c’è dell’altro. Da un’altra parte, dentro l’armadio, in cantina, fuori dal mondo, sempre diritto, uscendo dalla finestra. Un volo, liberatorio, immediato, le ossa si frantumano, il dolore schiaccia i pensieri e si entra in Paradiso: dicono.
Amore possibile
Chiudo gli occhi e la vedo. Cammina verso di me con passo lento, il volto serio, lo sguardo intenso. Si sta chiedendo chi io sia. Non più giovane, d'accordo, però, diciamolo, ancora affascinante, quel fascino antico che gli anni, i tanti anni vissuti, di mette addosso per gravità permanente. Ormai è a pochi passi. Le sorrido. Il sorriso non viene ricambiato. Ora è vicina, le chiedo Come sta, risponde Bene, ora Bene. Non ci posso credere. Mi presento, mi chiamo Fredi. Lucia, il mio nome è Lucia. Un nome bellissimo, aggiungo, incapace di aggiungere altro. Lei, Lucia, mi prende sotto braccio ed insieme proseguiamo verso la nostra vita. Apro gli occhi e la vedo!
Voglia di vivere
Essere o non essere questo è il problema! E se così non fosse? E poi, essere cosa? A questo proposito l'elenco è infinito. Parliamoci chiaro: innanzi tutto bello, anzi bellissimo, bello di una bellezza radiosa senza limiti, una bellezza rara che ammalia lo sguardo critico, conquista, distrugge, annienta ogni difesa. Inoltre ricco, anzi ricchissimo, ricco da fare schifo, avete presente ... sì, avete presente. In tasca una Carta di Credito Platino capace di acquisti oltre ogni possibile livello umano. Aggiungerei intelligente, parzialmente educato, sensibile, originale, scaltro, un poco egoista, creativo, capace di giocare assai bene a bridge, scacchi, polo, golf, biliardo ... eviterei il gioco d'azzardo, sì, lo eviterei per una questione etica. Infine: eterno e su questo punto non transigo!
Dioniso si nasconde sotto i funghi
Peter Handke: amico, scrittore, drammaturgo, saggista, poeta, reporter di viaggio e sceneggiatore. Saggio  sul cercatore di funghi. Lo trovate in libreria edito da Guanda. L'ebrezza dionisiaca del cacciatore di funghi. "Nei periodi d'ozio, Peter Handke  passeggia nel centro della città. Quando invece è assorbito dal lavoro letterario, si avvia ai margini della città, nei boschi. Non ai margini: resta là, dando le spalle agli alberi, davanti a lui nient'altro che la campagna vuota". Pietro Citati. Mi sembra di vederlo, solo, nel silenzio della Natura, avvolto dalla necessità della parola scritta, ragionare sull'ebrezza della vita. Sì, l'ho sempre amato. Peter Handke, da decenni, accompagna la mia crescita di uomo, intima, artistica, professionale, scuotendomi dal facile nulla quotidiano.
Una gonna color senape
Si può essere scettici sui valori morali ed etici della Moda, sugli asfissianti mutamenti estetici, sulle regole ferree che la governano, sugli intrighi stilistici che l’alimentano costantemente, se non che capita, ed a volte capita, come amiamo ripetere, di vivere lo sbilanciamento dello sguardo, di apprezzare inconsapevolmente le scelte effettuate da un giovane fumatore, il quale, sapientemente, ha saputo onorare il lavoro creativo di alcuni creativi illuminati convinti che sulla faccia della terra, qualcuno, avrebbe saputo indossare le loro creazioni azzardate. Sulla destra, a confonderci ulteriormente, una gonna color senape!
Catastrofe
Ammettiamolo, qualche volta, senza volerlo, ci imbattiamo in delle visioni che vorremmo evitare. Un poco d’invidia? Un poco molto! Ma porca miseria, guardali tutte e due, sorridenti, felici, magari anche innamorati, senza tempo, belli come la luce del sole, affiancati, vicini, assorbiti una dalla beltà dell’altro. E noi? Tristi, soli, abbandonati, senza un futuro, rassegnati al silenzio, vestiti male, trasandati, tanto per chi ci vestiamo. Una catastrofe! Non devono esistere, loro, non devono proprio esistere. E poi, in un bistrot, dove chiunque può vederli, creando panici metafisici nei poveri passanti consumati dalla consuetudine di una vita piatta ed insolente.
Cleopatras
Il Teatro è vita! Partendo dalle suggestioni dantesche del Canto V dell'Inferno, Giovanni Testori ridona voce e vita alla leggendaria regina d’Egitto Cleopatràs lussuriosa. Sarà ancora la meravigliosa imperatrice capace di terrorizzare e sottomettere interi popoli al suo capriccio, oppure una semplice prostituta di paese che millanta un passato che non è mai esistito? Cosa giunge fino a noi attraverso i secoli al di là della patinata aura del mito? L'opera di Testori, con la sua forza innovativa e prorompente, ci avvicina ad un personaggio che parrebbe distante e difficilmente riconducibile al contesto in cui viviamo. La sua Cleopatràs, interpretata dalla sensuale Anna Scommegna, spogliata degli abiti regali e rivestita solo di carne e sangue, ci parla in un linguaggio crudo e palpitante, violento, dialettale, metafisico.
Alberto Rabagliati
“L’autunno fa cadere tutte le foglie che il vento raccoglie e porta con se”. Incipit un poco triste di una vecchia canzone romantica, memorabile ed evocativa dello scorrere inesorabile del tempo. La musica che accompagna le parole suona semplice, armoniosa e dolce, impossibile non ricordarla. A cantarla sono stati in tanti, tuttavia, a pensarci bene, la mia preferenza cade su Alberto Rabagliati. Lo incontrai ad Ancona, lungo il Viale della Vittoria, all’altezza del Civico 13. Era solo, seduto su una panchina di marmo senza spalliera. Mi avvicinai, gli chiesi se potevo tenergli compagnia, disse sì. Era avanti con gli anni. Parlammo poco. Quando mi alzai lo salutai con dolcezza, ringraziandolo per il tempo concessomi e per il piacere di aver fatto la sua conoscenza. Il nostro tempo era finito. Mi sorrise ed il suo sorriso era senza dubbio un sorriso autunnale.
Emilio Vedova
Per chi, come noi, è schiavo da sempre del Colore, le opere di Emilio Vedova ci confondono i pori della pelle, i quali, confusi dalla forza del segno, perdono il senso dell’altezza e si intrecciano, si sparpagliano, si dilatano nello spazio pelle rendendolo caotico, irriconoscibile, decisamente affascinante. La metamorfosi è immediata. In alcuni casi si perde addirittura l’orientamento ed il labirinto rimbomba di suoni impazziti e di atonali glissandi stridenti. Caos creativo. Il caos che adoriamo, che inseguiamo e accompagna, la notte, i nostri sogni scapigliati. La vita è una cosa meravigliosa!
Camera Chiara
La fotografia è legata al verbo in are, prima coniugazione, fotografare e fotografare, catturare la luce, è facile facile, un gioco da ragazzi. Fondamentale possedere una macchina fotografica digitale. Un tempo la questione si presentava intricata e complessa. A complicare le cose, in assoluto, il rullino: inserirlo nel corpo macchina, scattare, estrarlo e portarlo a sviluppare; un paio di giorni e si potevano vedere i capolavori realizzati, dopo aver pagato il relativo costo. Impensabile oggi. Una, mille, cento mila foto si possono scattare una dopo l’altra e una dopo l’altra si possono osservare, criticare, apprezzare, cancellare, inviare in qualsiasi parte del mondo senza costi aggiuntivi, nel tempo di un lampo, subito dopo l’istante click che tanto preoccupava Roland Barthes. E tanti sono i ragazzi, giovani e meno giovani, che si definiscono fotografi, emuli di Luigi Ghiri o di Helmut Newton. Per fortuna, di tanto in tanto, capita anche di incontrare un fotografo vero!
23 Numero Primo
I numeri, inevitabilmente, nel corso del tempo, hanno affascinato chiunque abbia avuto la fortuna di avvicinarli, conoscerli approfondirli e di numeri ne esistono tipologie infinite. Pensate ai numeri pari, equilibrati, sereni e tranquilli, diversamente dai numeri dispari, prepotenti, insopportabili, pieni di sorprese, incapaci di farsi addomesticare; senza parla dei numeri primi, Fibonacci, con tutta la sua prepotenza, ci avvolge e stritola! Pensateci bene: essere un numero divisibile solo per 1 e per se stesso. Una tragedia, non credete! Ci si sente soli nell'universo, relegato in un altrove altro complicato e complesso che nessuno ancora è riuscito a decifrare. Una Fondazione Americana offre una cifra consistente a chi risolverà, appunto, il mistero dei numeri Primi. In che cosa consiste? Se scrivo 244.567.241 quale formula mi consente di stabile che il numero è primo? Il numero 23, ne sono certo, è un numero primo, come il mio Cappello: tra loro, da tempo, una sintonia perfetta!
Lo stupefacente potere dei colori
“Usate i colori, abusatene. Se nella scelta dei vostri colori personali doveste esitare tra le migliaia di tonalità, valori e livelli di saturazione, sappiate che il più dotato dei coloristi abita nel vostro cervello e si chiama istinto. Fidatevi dei vostri gusti e osate con i colori. Vi farà bene”. Quarta di copertina del saggio “Lo stupefacente potere dei colori”, di Jean Gabriel Causse. Editore: Ponte delle grazie. Euro 15.00. Ebbene finalmente in libreria un testo sul Colore agile, divertente, ammaliante, in parte tecnico, polisemico, accademico, in parte ironico, sorprendente, straordinario. Per i coloristi del mondo, i designer del Colore, i manager consumati dal marketing, un’avventura infinita da leggere travolti dall’arcobaleno cromatico. Il 50% del genere femminile è tetracromatico ed il 90% del genere maschile è tricromatico! In pratica le Donne individuano, percepiscono, filtrano i colori attraverso quattro tipi di foto ricettori, mentre gli Uomini, ahimè, solo tre! A scoprirlo la neuro scienziata Gabriele Jordan, nel 2012. E se vi chiedessero: tra il Rosso ed il Blu, quale  è freddo e gelido, quale caldo e bollente, come rispondereste! E poi, per quale motivo il cielo è Azzurro. Ah saperlo! Per capire il colore, entrarci dentro, scoprirlo, affogare nelle tonalità, cancellare definitivamente convinzioni assurde, dovete  acquistare “Lo stupefacente potere dei colori”. Fidatevi.