Fredi Perucci Studio via Calatafimi 5   40132 Bologna   T +39 051 403987   M +39 339 7551014   fredi@frediperucci.com
Essere Marchio
Diventare un Essere Umano è un’Arte! Così come Essere Marchio. Non a caso richiede lucidità intellettuale, intraprendenza, sguardo critico, conoscenza, ed il piacere di pensare. Un cammino complicato e complesso, un percorso di almeno No. 8 Tappe paradigmatiche obbligate che non annulla ogni volta l’esperienza passata, ma la contiene e la tramanda. Otto momenti importanti che descrivono un iter che pare cercare una progressiva “affinità elettiva” con gli individui, dopo aver conquistato l’attenzione e la fiducia dei consumatori. Vediamoli insieme, con l'emozione della prima volta: Awareness. Fiducia. Goodwill. Posizionamento. Commitment. Emozioni. Attualità culturale. Valori. Definiamola come l’esistenza evolutiva dell’Essere Marchio: un Essere Umano! È di questo che mi occupo, in punta di piedi, con garbata competenza.
È, dunque, una persona a tutti gli effetti. Capace di provare ed evocare emozioni, di incarnare stati d'animo ed assumere atteggiamenti differenti a seconda del contesto o del suo stesso carattere. Se c'è un'area di debolezza nella metafora della Marca - Persona è che la Marca, la ben gestita, a differenza degli uomini può essere immortale. Nella Marca la gente ricerca quelle affinità, quelle concordanze, quella simpatia tipiche delle relazioni amicali, affettive, familiari.  Alla base della metafora della Marca - Persona sta dunque la relazione: uno scambio interlocutorio e umano, tra il soggetto e l'oggetto del consumo, tra il pubblico e la Marca, tra produttore e consumatore. Si tratta di un orientamento piuttosto recente del branding e della gestione dei Marchi, che abbraccia una vastissima estensione di significati: dalla ricerca affannosa di una lifelong relationship tra Marca e Cliente, alla nuova poligamia del consumo, fino ad arrivare a sentimenti come la stima, la familiarità, che un tempo appartenevano alla sfera dell'umano ed ora contaminano i discorsi delle aziende e le strategie commerciali. Come ogni persona anche la Marca ha un volto. Per la Marca è tutto ciò che si vede. Si tratta del luogo in cui si addensano quei fremiti vitali e discorsivi che mettono in relazione il soggetto col mondo esterno: il proprio mercato di riferimento. Ed è questo il mio lavoro. Fantastico, affascinante, senza fine!

TWITTER

GOSSIP

L’asparago - dal greco aspharagos, dal persiano asparag, ossia germoglio - è una pianta fantastica, non solo squisita, benefica ed amorevole, bensì particolare nella forma, nel colore, nella sua invasione gotica dello spazio. Per la sua caparbietà plastica per la sua voglia di vivere, per il senso verticalistico e possente del procedere in avanti, per la sua esuberanza sensuale, la sua fragilità interiore, la sua ambizione sfrenata, per quel suo sapore unico, per quella sferzata di energia che trasmette; ebbene, l’asparago rammenta da vicino, molto da vicino, il Gossip di un tempo esuberante e scaltro. Ora il Dio del Niente ha assunto aspetti ridicoli, iniqui, privi di fantasia, forma, profumo. Di gotico è rimasta solo la vanità di apparire, a qualsiasi costo, ovunque. Lo stile? Un'altra volta

256

Le parole, qualche volta, andrebbero contate, una per una, facendolo ci sorprenderemo di quante, potrà sembrare strano, sono perfettamente inutili. In pratica andrebbero cancellate, eliminate per sempre, in quanto inutili. Riduzione delle battute! Appunto.

FANFANBULATORIE

Tempo digitale
La blog sfera è il luogo della conversazione sul mondo. Lì c'è gente che si scambia opinioni sulla realtà e contribuisce ad arricchire la percezione che ciascuno ha dell'ambiente sociale, politico e culturale in cui tutti viviamo. É un ambiente sovra nazionale ma organizzato in comunità trasversali, in cui la gente si confronta in base ai propri interessi e alle lingue che conosce. Nella grande conversazione l'unica legge è il rispetto reciproco, e la punizione è una riduzione di attenzione. Progetto comunicazione: il Blog indica un nuovo terreno sensibile; prospetta un diverso modello di comunicazione che convive con gli altri sistemi esistenti i quali, istituzionalmente, producono informazione.
Il silenzio della parola
Senza dubbio lo sguardo di una donna può tramortire l’istante. Lo si può incontrare per strada, in treno, o semplicemente al bar, prendendo un cappuccino. Il tempo si ferma. Il suo sguardo ci trapassa da parte a parte e si resta ammutoliti, senza parole, incapaci di proiettare un sguardo altrettanto efficace, intenso, mordace. E se non si interviene in tempo tutto svanisce e resta l’illusione di aver avuto una possibilità, comunque persa. E su quella perdita, su quel calcio di rigore che non si è avuto il coraggio di tirare, continueremo a ragionare per millenni. Lei c’era, era lì, con il suo sguardo ambizioso, noi, scossi dalla sua intensità, preferiamo il silenzio della parola. E di Lei non conosceremo mai né il nome, né la fragranza del suo profumo. Merde!
4:48
Non so se sia giusto parlare di lei, scrivere il suo nome, ricordarla con chissà quali parole, parole che lei avrebbe potuto considerare inutili, inique, inquietanti. Avrebbe potuto, sì, perché lei è scomparsa nel 1999, all’età di 28 anni, si è suicidata con i lacci degli stivali che indossava, dal momento che in clinica i solerti infermieri si erano dimenticati di farglieli sfilare. Cosa importa recriminare, lei è morta. In silenzio, da sola, in compagnia della sue contraddizioni. Avrei voluto conoscerla? Certo che avrei voluto conoscerla. Forse sarei riuscito a farle evitare il tragico gesto? Non è dato saperlo. Si chiamava Sara Kane e probabilmente, quella tragica notte, l’orologio scandiva le 4:48.
Silenzio
Non ci sono grandi parole, avrebbero potuto esserci, non oggi, forse domani. Un uomo, pigro e calvo, distrutto dagli enigmi crittografici, riposa, sprofondato in una poltrona di pelle nera masticata dal tempo. L’aria fresca d’autunno entra nei suoi polmoni affumicati senza fretta; conosce la strada, da tanto tempo, quella strada, sempre uguale a se stessa, mai diversa, che invade i polmoni costringendoli a reagire, ricercando il piacere del sonno attraverso battiti anestetizzati dai moderni tranquillanti sintetici. Che schifo. Se è proprio questa la vita, è un vero schifo. Oppure c’è dell’altro. Da un’altra parte, dentro l’armadio, in cantina, fuori dal mondo, sempre diritto, uscendo dalla finestra. Un volo, liberatorio, immediato, le ossa si frantumano, il dolore schiaccia i pensieri e si entra in Paradiso: dicono.
Amore possibile
Chiudo gli occhi e la vedo. Cammina verso di me con passo lento, il volto serio, lo sguardo intenso. Si sta chiedendo chi io sia. Non più giovane, d'accordo, però, diciamolo, ancora affascinante, quel fascino antico che gli anni, i tanti anni vissuti, di mette addosso per gravità permanente. Ormai è a pochi passi. Le sorrido. Il sorriso non viene ricambiato. Ora è vicina, le chiedo Come sta, risponde Bene, ora Bene. Non ci posso credere. Mi presento, mi chiamo Fredi. Lucia, il mio nome è Lucia. Un nome bellissimo, aggiungo, incapace di aggiungere altro. Lei, Lucia, mi prende sotto braccio ed insieme proseguiamo verso la nostra vita. Apro gli occhi e la vedo!
Una gonna color senape
Si può essere scettici sui valori morali ed etici della Moda, sugli asfissianti mutamenti estetici, sulle regole ferree che la governano, sugli intrighi stilistici che l’alimentano costantemente, se non che capita, ed a volte capita, come amiamo ripetere, di vivere lo sbilanciamento dello sguardo, di apprezzare inconsapevolmente le scelte effettuate da un giovane fumatore, il quale, sapientemente, ha saputo onorare il lavoro creativo di alcuni creativi illuminati convinti che sulla faccia della terra, qualcuno, avrebbe saputo indossare le loro creazioni azzardate. Sulla destra, a confonderci ulteriormente, una gonna color senape!
Catastrofe
Ammettiamolo, qualche volta, senza volerlo, ci imbattiamo in delle visioni che vorremmo evitare. Un poco d’invidia? Un poco molto! Ma porca miseria, guardali tutte e due, sorridenti, felici, magari anche innamorati, senza tempo, belli come la luce del sole, affiancati, vicini, assorbiti una dalla beltà dell’altro. E noi? Tristi, soli, abbandonati, senza un futuro, rassegnati al silenzio, vestiti male, trasandati, tanto per chi ci vestiamo. Una catastrofe! Non devono esistere, loro, non devono proprio esistere. E poi, in un bistrot, dove chiunque può vederli, creando panici metafisici nei poveri passanti consumati dalla consuetudine di una vita piatta ed insolente.
Cleopatras
Il Teatro è vita! Partendo dalle suggestioni dantesche del Canto V dell'Inferno, Giovanni Testori ridona voce e vita alla leggendaria regina d’Egitto Cleopatràs lussuriosa. Sarà ancora la meravigliosa imperatrice capace di terrorizzare e sottomettere interi popoli al suo capriccio, oppure una semplice prostituta di paese che millanta un passato che non è mai esistito? Cosa giunge fino a noi attraverso i secoli al di là della patinata aura del mito? L'opera di Testori, con la sua forza innovativa e prorompente, ci avvicina ad un personaggio che parrebbe distante e difficilmente riconducibile al contesto in cui viviamo. La sua Cleopatràs, interpretata dalla sensuale Anna Scommegna, spogliata degli abiti regali e rivestita solo di carne e sangue, ci parla in un linguaggio crudo e palpitante, violento, dialettale, metafisico.
Alberto Rabagliati
“L’autunno fa cadere tutte le foglie che il vento raccoglie e porta con se”. Incipit un poco triste di una vecchia canzone romantica, memorabile ed evocativa dello scorrere inesorabile del tempo. La musica che accompagna le parole suona semplice, armoniosa e dolce, impossibile non ricordarla. A cantarla sono stati in tanti, tuttavia, a pensarci bene, la mia preferenza cade su Alberto Rabagliati. Lo incontrai ad Ancona, lungo il Viale della Vittoria, all’altezza del Civico 13. Era solo, seduto su una panchina di marmo senza spalliera. Mi avvicinai, gli chiesi se potevo tenergli compagnia, disse sì. Era avanti con gli anni. Parlammo poco. Quando mi alzai lo salutai con dolcezza, ringraziandolo per il tempo concessomi e per il piacere di aver fatto la sua conoscenza. Il nostro tempo era finito. Mi sorrise ed il suo sorriso era senza dubbio un sorriso autunnale.
Emilio Vedova
Per chi, come noi, è schiavo da sempre del Colore, le opere di Emilio Vedova ci confondono i pori della pelle, i quali, confusi dalla forza del segno, perdono il senso dell’altezza e si intrecciano, si sparpagliano, si dilatano nello spazio pelle rendendolo caotico, irriconoscibile, decisamente affascinante. La metamorfosi è immediata. In alcuni casi si perde addirittura l’orientamento ed il labirinto rimbomba di suoni impazziti e di atonali glissandi stridenti. Caos creativo. Il caos che adoriamo, che inseguiamo e accompagna, la notte, i nostri sogni scapigliati. La vita è una cosa meravigliosa!
Voglia di vivere
Essere o non essere questo è il problema! E se così non fosse? E poi, essere cosa? A questo proposito l'elenco è infinito. Parliamoci chiaro: innanzi tutto bello, anzi bellissimo, bello di una bellezza radiosa senza limiti, una bellezza rara che ammalia lo sguardo critico, conquista, distrugge, annienta ogni difesa. Inoltre ricco, anzi ricchissimo, ricco da fare schifo, avete presente ... sì, avete presente. In tasca una Carta di Credito Platino capace di acquisti oltre ogni possibile livello umano. Aggiungerei intelligente, parzialmente educato, sensibile, originale, scaltro, un poco egoista, creativo, capace di giocare assai bene a bridge, scacchi, polo, golf, biliardo ... eviterei il gioco d'azzardo, sì, lo eviterei per una questione etica. Infine: eterno e su questo punto non transigo!
Camera Chiara
La fotografia è legata al verbo in are, prima coniugazione, fotografare e fotografare, catturare la luce, è facile facile, un gioco da ragazzi. Fondamentale possedere una macchina fotografica digitale. Un tempo la questione si presentava intricata e complessa. A complicare le cose, in assoluto, il rullino: inserirlo nel corpo macchina, scattare, estrarlo e portarlo a sviluppare; un paio di giorni e si potevano vedere i capolavori realizzati, dopo aver pagato il relativo costo. Impensabile oggi. Una, mille, cento mila foto si possono scattare una dopo l’altra e una dopo l’altra si possono osservare, criticare, apprezzare, cancellare, inviare in qualsiasi parte del mondo senza costi aggiuntivi, nel tempo di un lampo, subito dopo l’istante click che tanto preoccupava Roland Barthes. E tanti sono i ragazzi, giovani e meno giovani, che si definiscono fotografi, emuli di Luigi Ghiri o di Helmut Newton. Per fortuna, di tanto in tanto, capita anche di incontrare un fotografo vero!
Dioniso si nasconde sotto i funghi
Peter Handke: amico, scrittore, drammaturgo, saggista, poeta, reporter di viaggio e sceneggiatore. Saggio  sul cercatore di funghi. Lo trovate in libreria edito da Guanda. L'ebrezza dionisiaca del cacciatore di funghi. "Nei periodi d'ozio, Peter Handke  passeggia nel centro della città. Quando invece è assorbito dal lavoro letterario, si avvia ai margini della città, nei boschi. Non ai margini: resta là, dando le spalle agli alberi, davanti a lui nient'altro che la campagna vuota". Pietro Citati. Mi sembra di vederlo, solo, nel silenzio della Natura, avvolto dalla necessità della parola scritta, ragionare sull'ebrezza della vita. Sì, l'ho sempre amato. Peter Handke, da decenni, accompagna la mia crescita di uomo, intima, artistica, professionale, scuotendomi dal facile nulla quotidiano.